Anche la scorsa settimana i mercati hanno tirato il fiato: la spagna è riuscita a collocare 3,5 miliardi di titoli che gli servivano anche per rinnovarne alcuni in scadenza. Di questi tempi i debiti non li paga più nessuno, si rinnovano, in pratica facendo altri debiti. La novità è che i nuovi prestatori, oggi si fidano un pò meno ed hanno chiesto un tasso del 4,8% invece che del 4% come prima. Un aumento del 20%.
Se non fosse in Europa, la Spagna potrebbe fare diverse cose per combattere la crisi. Potrebbe svalutare la moneta e rendere i propri prodotti più competitivi o attirare i massa i turisti, potrebbe farsi prestare soldi dalla propria banca centrale che stamperebbe nuova moneta se necessario, come ormai fanno gli USA da diverso tempo; ma in Europa tutte queste possibilità gli sono vietate dalle regole comunitare.
I mercati invece gli impediscono di esagerare con le spese, che aiuterebbero magari l'occupazione, dato che gli investitori sono già ora a disagio con un disavanzo dell 11,5%. Si tratta per lo più di investitori stranieri e istituzionali (banche e assicurazioni), cioè soggetti piuttosto irrequieti, sempre attenti alle notizie ed agli schermi, pronti a liquidare quando l'aria si fa troppo tesa. I cittadini spagnoli sarebbero probabilmente più tranquilli e terrebbero di più alla stabilità del loro paese, ma i titoli non sono in mano loro.
Ha ragione chi sostiene che in fondo il debito spagnolo è contenuto rispetto agli altri paesi a rischio, ma il sistema finanziario è interconnesso; così se cominciano a saltare le Caja, che hanno finanziato l'enorme sviluppo del mattone e oggi rappresentano la princiale agenzia immobiliare del paese, il panico potrebbe diffondersi molto in fretta, anche a quelle banche che detengono quei partre 560 miliardi di debito pubblico, e nessuno ora può garantire che non andrebbero a gambe all'aria anch'esse.
Insieme al debito, che si potrebbe considerare non esagerato, bisogna poi considerare i derivati (credit default swap) ovvero quelle operazioni intese a garantire dal fallimento del debitore.
Tuttavia molti di questi non sono creati a copertura di un rischio esistente, ma per trarre vantaggio dalla variazione di prezzo.
Supponiamo ad esempio, che io abbia un debito con il lettore, diciamo di un migliaio di euro e, in seguito alla perdita del lavoro, possa ripagarne solo una parte, diciamo 500 euro. Voi perdereste 500 tondi, tondi. Una bella seccatura direte voi, ma niente per cui suicidarsi, in fondo.
Ora supponiamo che in questa vicenda un vostro amico abbia scommesso con voi che io non avrei ripagato il mio debito, la scommessa (in quanto speculativa) non ha legami con l'ammontare del debito e può essere svariate volte più grande, diciamo che avete scommesso con diversi amici, per un totale di 20mila euro (in verità il rapporto tra titoli e derivati è anche maggiore di questo). A questo punto la vostra perdita non è limitata ai 500 euro del prestito ma si estende ai 20mila delle scommesse. E qui la cosa si fa molto più seria.
La vicenda greca dimostra che la stabilità è molto delicata ed il fallimento anche solo di una piccola (e fraudelenta) componente ("dell'impero") può generare un effetto valanga e mandare all'aria tutto il sistema finanziario europeo. Per questo che i tedeschi hanno accettato, loro malgrado, di garantire le spese pazze dei greci.
L'entità di un crisi dipende però anche dal modo in cui la si gestisce, dalla capacità dei leader e dalle risposte politiche che sanno fornire, ma nei diversi paesi europei una leadership forte è la grande assente:
in Spagnal'opposizione cerca scorciatoie per il potere, la Germania vede l'Europa più come un forum per favorire i propri interessi e la Merkel è più attenta a seguire gli umori degli elettori che le fluttuazioni dell'euro.
Per fortuna l'euro un fan ce l'ha, anche se sta alla Casa Bianca.
Non solo all'America fa comodo un euro forte, o almeno più forte del dollaro, ma in questo momento, preso da una miriade di altre grane, l'ultima cosa che Obama desicera è dover preoccuparsi dei dettagli nazionali del vecchio continente invece di parlare con un soggetto univoco e stabile.
Insomma, anche questa volta, se ci andrà bene, non sarà del tutto merito nostro.
Articolo a cura di Sultan per Semprevigili